Camera con vista/a Room with a View

cartolina-room-with-a-view-1

Camera con vista – “A Room with a view”  is inspired by E.G. Forster’s novel written in 1908 about a young woman traveling to Italy, a critical description of English society in the 20th century.

Nowadays the view from rooms in liminal spaces in Rome is a view of expulsion and exclusion that goes parallel to the mainstream image of the “Eternal city” kept alive to attract tourists and capital investments in real estate speculation. Refugees and migrants crossing the Mediterranean, or Roma people seeking a space where to live, settle or are settled in these “extraterritorial” zones, the point of temporary stay before forcibly driven to depart again. They transit in space and time, in locations that had a previous life and now hang suspended from their past vocation and future possibilities. Their liminal lives overlap with the liminal time and spatial dimensions of a global city.

The first building is located nearby the Termini Railway Station. It once hosted the headquarters of a Federation of consortia that then went bankrupt. It was then bought by an investment fund, Omega, and is currently put on sale by an international real estate service agency Crushman&Wakefield, based in England . Hundreds of Ethiopian and Eritrean refugees that crossed the Sahara desert and the Mediterranean squatted in and now run an organized and self-governed mutual support community.

The second place is a former site of the Italian State Archives, “Ex-Cartiera_”, initially a museum of paper, then storage of official documents of the Italian State. Roma people, European citizens, still undocumented and invisible, had repeatedly lived in there, to be then finally resettled by the police and municipal authorities. The building is put on the international real estate market.

These  locations do embody the contradictions of Europe. Notably, the expansion of financial speculative capitals, and free circulation of finance, parallel to the restriction of freedom of movement for people. They also recall the dynamics of exclusion of peoples, official recognition and citizenship rights, in this case the Roma, European citizens in fact. They speak of solidarity and disobedience movements that have developed throughout the Continent in an attempt to break the fences and create a sense of transnational citizenship.

The project explore the liminal space between the “inside” and “outside” of these locations, an invisible border between what is visible to the outside spectator and what is visible to the inside settler in an attempt to break the visual, physical and conceptual barriers that separate human communities. Camera con vista’s goal is to reinterpret the border as a space that provides significance and meaning, somehow resonating the approach behind Sandro Mezzadra and Brett Nielson’s “The border as a method. The multiplication of labor”.

At the same time it re-evokes Forster’s novel, by means of significant quotes, as an attempt to substantiate a strong critique of today’s Europe and mainstream treatment of the refugee crisis. A crisis that is not caused by refugees but is the consequence of the lack of humanity and the political determination to institutionalize expulsions and exclusion by State and European authorities.

Thirdly, it will explore how the arrival of migrants and refugees alters the space, transforming it from an empty space, suspended between decay and sale on the speculative market, into a space of temporary humanity, a community, a “commons”.

TRAVEL  WAS A SORT OF WARFARE

PARATI06.jpg

Camera con vista – “A Room with a view”   è ispirato al romanzo di E.M. Forster, scritto nel 1908 a proposito del viaggio di una giovane donna in Italia, che offre lo spunto per una disamina critica della società inglese del 20esimo secolo.

Oggi quella vista da camere poste negli spazi liminali di Roma è una vista di espulsioni e dinamiche di esclusione, che va in parallelo con l’immagine standard della Roma “Città eterna”, tenuta viva per attrarre turisti e investimenti per la speculazione immobiliare. I rifugiati o migranti che traversano il Mediterraneo, o Rom in cerca di un luogo dove vivere, si insediano o vengono insediati in queste zone “extraterritoriali”, luoghi di permanenza temporanea prima di essere forzatamente obbligati a ripartire. Transitano nello spazio e nel tempo, in luoghi che avevano una vita antecedente ed ora sono sospesi tra la antica vocazione e possibilità future. Le loro vite liminali si sovrappongono alla dimensione liminale spazio-temporale di una città globale.

Il primo luogo è un edificio sito nei pressi della Stazione Termini a Roma, prima sede della direzione general della Federconsorzi, poi andata in bancarotta. È stato poi acquistato da un fondo di investimento, Omega, ed ora posto sul mercato immobiliare dalla agenzia immobiliare Crushman&Wakefield con sede in Inghilterra. E’ stato occupato da centinaia di rifugiati eritrei ed etiopi che hanno attraversato il deserto del Sahara ed il Mediterraneo e che hanno organizzato al suo interno una vera e propria comunità autogestita.

Il secondo luogo è un edificio già di proprietà degli Archivi di Stato, la “Ex-cartiera” sulla Via Salaria, poi museo della carta ed infine sede degli archivi dei documenti ufficiali dello stato. Famiglie Rom, senza documenti ed invisibili, hanno più volte vissuto al suo interno, per poi essere definitivamente espulse dalla polizia e dalle autorità municipali. L’edificio è ora sul mercato immobiliare internazionale.

Questi due luoghi rappresentano le contraddizioni dell’Europa. Ossia l’espansione dei capitali speculativi e la libera circolazione dei flussi finanziari, parallela alla restrizione alla libertà di movimento delle persone. Richiamano anche le dinamiche di esclusione dei popoli, il loro riconoscimento ufficiale, ed i diritti di cittadinanza, e spesso nel caso dei Rom di cittadini europei. Raccontano di movimenti di solidarietà e disobbedienza che si sono diffusi su tutto il continente nel tentativo di rompere le barriere e creare un senso di cittadinanza transnazionale.

Questo nostro nuovo progetto intende scandagliare lo spazio liminale tra il “dentro” ed il “fuori” di questi luoghi, quella frontiera invisibile tra ciò che è visibile allo spettatore esterno e ciò che è visibile a chi vive al suo interno, in maniera da rompere le barriere fisiche, visive e concettuali che separano le comunità umane. Insomma offrire una reinterpretazione del confine, come spazio che produce significato, in un certo qual modo richiamandosi all’approccio di Sandro Mezzadra e Britt Nielson nel loro “Il confine come metodo. La moltiplicazione della forza lavoro”

Allo stesso tempo, rievoca il romanzo di Forster, estrapolando alcune citazioni significative, con l’obiettivo di offrire elementi di una critica dell’Europa di oggi, e del modo nel quale la stessa affronta la crisi migratoria. Una crisi causata non certo dai rifugiati, ma conseguenza della mancanza di umanità e dalla decisione politica delle autorità statuali ed europee di istituzionalizzare le esclusioni e le espulsioni.

Infine intende esplorare le modalità con le quali l’arrivo di migranti e rifugiati altera lo spazio, trasformandolo in luogo vuoto, sospeso tra decadenza e vendita sul mercato speculativo, in uno spazio di umanità temporanea, una comunità, un “commons”.

 

“I suppose I shall have to leave now”

parati09

“It makes a difference, doesn’t it, whether we fence ourselves in, or whether we are fenced out by the barriers of others?”

parati07

Advertisements

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out /  Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out /  Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out /  Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out /  Change )

Connecting to %s